A Sezze un bar-tavola calda ha dovuto sospendere l’attività. Non per una segnalazione dei clienti né per un caso di intossicazione, ma per un controllo dei Carabinieri del NAS di Latina, che il 16 settembre hanno fatto un sopralluogo e riscontrato irregolarità: l’acqua utilizzata per preparare caffè, bibite, piatti e lavare bancone e attrezzature proveniva da un pozzo privato di cui il gestore non ha potuto esibire nulla riguardo ai controlli di qualità dell’acqua. Infatti, non era in possesso di una concessione della Provincia di Latina per il prelievo, né di analisi chimiche e batteriologiche recenti e neppure di un documento di potabilità della ASL. Pochi giorni dopo il Comune, con un’ordinanza del settore Sviluppo Locale, ha sospeso la somministrazione di alimenti e bevande, considerando l’uso di acqua non monitorata un rischio grave e imminente per la salute di avventori e lavoratori (ne hanno scritto Latina Tu e LatinaToday).
I NAS hanno messo a verbale, inoltrre, che il piano di autocontrollo HACCP era un manuale del 2017, intestato a una società diversa e non più operante, e il Documento di Valutazione dei Rischi non era mai stato redatto.
Sezze non è un caso isolato
Chi segue la cronaca pontina e ciociara ha già letto storie simili. Nel luglio 2025, a Sonnino, un ristorante è stato sospeso dalla ASL perché usava acqua di pozzo senza alcuna documentazione che ne attestasse la potabilità. Nello stesso controllo sono finiti sotto sequestro circa cento chili tra pesce, carne e verdure. Nell’estate 2026, con l’operazione “Estate Tranquilla”, il NAS di Latina ha spostato l’attenzione sulle strutture ricettive del Frusinate: due piscine di agriturismi sono state chiuse, una perché alimentata da pozzo privato senza analisi recenti né ricerca della Legionella, mentre un terzo agriturismo è stato chiuso perché l’acqua di un pozzo, mai denunciato, serviva sia la cucina sia il riempimento delle vasche.
Poi è toccato a Sezze, tre casi in poche settimane. Prima una piscina, alimentata da un pozzo, che per riaprire dovrà predisporre il piano di autocontrollo e rifare le analisi, Legionella compresa. Poi un agriturismo in località Archi di San Lidano, dove l’unico documento sull’acqua era un rapporto di prova del 2017, ma non era mai stato chiesto il giudizio di potabilità al SIAN e nessuno aveva mai cercato la Legionella nella rete delle camere. Infine, il bar.
Sei attività fermate tra Latina e Frosinone in poco più di un anno, con lo stesso denominatore: una fonte autonoma trattata come se fosse un rubinetto dell’acquedotto. Non è un accanimento contro i pozzi. È il segno che chi controlla ha iniziato a guardare l’approvvigionamento idrico con la stessa attenzione che dedica alla catena del freddo e alla tracciabilità degli alimenti.
Perché l’acqua di pozzo non si giudica a sensazione
Chi ha un pozzo ragiona spesso così: l’acqua è limpida, non ha odore, la usiamo da anni e nessuno si è mai sentito male. È un ragionamento comprensibile, ma sbagliato nel presupposto. La contaminazione microbiologica non si vede e non si sente, e neppure alcuni parametri chimici come nitrati, arsenico o manganese non cambiano il sapore dell’acqua a concentrazioni già fuori norma. Una falda, inoltre, può cambiare composizione da una stagione all’altra, dopo piogge intense, per una fossa settica vicina o per un’attività agricola nei dintorni. Su come valutare quando l’acqua di pozzo è sicura abbiamo un approfondimento dedicato. Qui ci interessa il caso specifico di chi la serve al pubblico.
La legge non fa distinzioni sulla provenienza dell’acqua. Il D.Lgs. 18/2023, come modificato dal D.Lgs. 102/2025, stabilisce che l’acqua destinata al consumo umano, e quindi anche quella usata in un pubblico esercizio, deve rispettare gli stessi parametri sia che arrivi dalla rete pubblica sia che venga da una fonte privata. La differenza è nella responsabilità: i controlli dell’acquedotto spettano al gestore, quelli del pozzo spettano interamente a chi lo usa. Nelle strutture con camere, docce o piscine si aggiunge la valutazione del rischio Legionella, che le ordinanze citate richiamano espressamente insieme all’Accordo Stato-Regioni del 2003.
Cosa serve, in concreto, per essere in regola
Per un bar, un ristorante, un agriturismo o un B&B che si approvvigiona da pozzo, gli adempimenti sono pochi ma non aggirabili:
- La concessione o autorizzazione all’emungimento rilasciata dalla Provincia, che rende lecito il prelievo.
- Il giudizio di potabilità della ASL, rilasciato dal Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN) sulla base di analisi di laboratorio. È importante effettuare analisi periodiche, a una frequenza coerente con il piano di autocontrollo e con l’uso dell’acqua, eseguite da un laboratorio accreditato e conservate in modo da poterle esibire in qualsiasi momento alle autorità di controllo. La nostra società può farle eseguire per vostro conto presso un laboratorio accreditato di nostra fiducia, con ritiro del campione direttamente presso la vostra sede. Per sapere come prelevare correttamente un campione d’acqua, consultate la nostra guida: come si preleva un campione.
- Dove ci sono docce, camere o piscine, la ricerca della Legionella sulla rete interna, con le responsabilità che ricadono sul gestore.
Se una di queste voci manca, il rischio non è una semplice multa, ma la sospensione dell’attività, come a Sonnino, nel Frusinate e a Sezze.
Quando le analisi evidenziano un parametro fuori norma, la soluzione esiste quasi sempre e raramente è drammatica. Un problema microbiologico si risolve con una disinfezione in continuo, tipicamente con dosaggio di ipoclorito o con lampade UV a valle di una filtrazione. Durezza, ferro e manganese si gestiscono con addolcitori e filtri specifici. Nitrati o altri contaminanti chimici richiedono trattamenti mirati, come l’osmosi inversa su una linea dedicata. Le soluzioni e i loro costi indicativi sono descritti nella nostra pagina sulla potabilizzazione dei pozzi. Il punto è che il trattamento va progettato sulle analisi, non per sentito dire, e va poi tenuto sotto controllo con verifiche regolari: un impianto installato e dimenticato vale poco più di nessun impianto.
Una lezione più che un allarme
I casi di quest’anno non dicono che l’acqua di pozzo sia pericolosa. Dicono che l’acqua di pozzo non controllata è un’incognita e che un’attività aperta al pubblico non può permettersi incognite su ciò che serve ai clienti. Dicono anche una cosa meno evidente: in quasi tutti i verbali compare una documentazione ferma a qualche anno fa, spesso a un passaggio di gestione. Chi ha ereditato un locale farebbe bene a rimettere ordine tra le carte e a aggiornare tutti i docmenti prima che sia un’ispezione a chiederglielo.
Chi gestisce un esercizio alimentato da pozzo, nel Lazio come nelle altre regioni in cui operiamo, può rivolgersi a noi per un’analisi dell’acqua, per la progettazione di un sistema di trattamento adeguato ai risultati e per l’impostazione di un piano di controlli periodici.
Sorgiva s.r.l. – Via F. Jorini 61, 00149 Roma – Tel.: 06 5530 1052 (altre regioni: 329 5949499) – contatti@sorgiva.info – PEC sorgiva@arubapec.it – www.sorgiva.info – P.I. 04806111003
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