a cura del Dott. Francesco Gabbai, geofisico e direttore tecnico
L’acqua di pozzo, prima di essere utilizzata, deve essere valutata sia dal punto di vista microbiologico sia chimico-fisico.
Molte acque, all’apparenza limpide, inodori e gradevoli al gusto, possono contenere in realtà sostanze non percepibili ai sensi, ma che incidono sulla salute o sulla sicurezza degli impianti.
Questo articolo fornisce un inquadramento tecnico sulle principali caratteristiche chimiche dell’acqua di pozzo, con l’obiettivo di aiutare a comprendere il significato dei risultati analitici.
Quadro normativo di riferimento
Il riferimento normativo vigente per la qualità delle acque destinate al consumo umano è il D.Lgs 18/23,come modificato e integrato dal D.Lgs. 102/2025.
É importante chiarire che:
- le acque distribuite tramite acquedotto pubblico sono sottoposte a controlli sistematici;
- le acque di pozzo privato ricadono, invece, nella responsabilità diretta del proprietario, soprattutto quando utilizzate per usi che comportano il contatto umano.
I valori indicati dala normativa costituiscono parametri di riferimento tecnico-sanitario, utili per valutare l’idoneità delll’acqua e la necessità di ulteriori approfondimenti.
Cosa si intende per qualità chimica dell’acqua
La qualità chimica è determinata dall’insieme delle sostanze disciolte che l’acqua assorbe durante il suo percorso nel sottosuolo.
La zona di percorrenza, la composizione del suolo e del sottosuolo ne determinano quindi le caratteristiche chimiche e organolettiche. Ad esempio, si possono avere acque particolarmente dure in presenza di terreni calcarei o acque sulfuree in zone ricche di zolfo.
Alcuni elementi, come calcio e magnesio, non rappresentano un rischio sanitario entro determinati limiti.
Altri, come arsenico, piombo, metalli pesanti, nitriti o composti organici, possono invece risultare problematici anche a concentrazioni basse.
Origine naturale e origine antropica dei contaminanti
I parametri chimici riscontrabili nell’acqua di pozzo possono avere origine naturale o origine antropica.
Origine naturale
- arsenico
- fero e manganese
- fluoruri
- solfati
- sali disciolti
Origine antropica
- nitrati e nitriti (attività agricolo, reflui)
- idrocarburi
- solventi e composti organici volatili
- PFAS
- metalli legati a attività industriali o a infrastrutture obsoleteltre
Questa distinzione è fondamentale perchè consente di interpretare correttamente i dati analitici e valutare l’evoluzione del fenomeno nel tempo.
Importanza delle analisi chimiche
Prima di utilizzare l’acqua di pozzo è necessario effettuare analisi chimiche e microbiologiche di base.
I parametri chimici analizzati sono quelli previsti dal D.Lgs. 18/2023, come modificato e integrato dal D.Lgs. 102/2025. Tuttavia, se il pozzo è situato in una zona caratterizzata dalla presenza di minerali specifici (arsenico, piombo, ferro, ecc.), è consigliabile richiedere anche l’analisi mirata di tali elementi.
Lo stesso vale nel caso in cui si sospetti una possibile contaminazione dovuta ad attività umane limitrofe, come l’agricoltura o uno sversamento industriale.
Ogni quanto tempo ripetere le analisi
Le analisi chimiche dovrebbero essere ripetute:
- ogni 2-3 anni, in condizioni ordinarie
- immediatamente in caso di variazioni di sapore, odore, colore o di torbidità
Parametri chimici e fisici comunemente analizzati
Parte A — Parametri microbiologici
| Parametro | Valore di parametro | Cosa indica |
| Escherichia coli | 0 / 100 ml | Indicatore diretto di contaminazione fecale. La presenza rende l’acqua non potabile. |
| Enterococchi intestinali | 0 / 100 ml | Indicatore di contaminazione fecale, più persistente di E. coli nell’ambiente. |
Parte B — Parametri chimici (limiti sanitari)
Sono riportati quelli più frequentemente rilevanti per l’acqua di pozzo. L’Allegato ne contiene altri, ricercati quando la valutazione del rischio ne indica la possibile presenza.
| Parametro | Valore di parametro | Cosa indica |
| Arsenico | 10 µg/l | Origine prevalentemente geologica, legata alla composizione delle rocce; può derivare anche da pesticidi e attività industriali. Inodore e insapore. |
| Piombo | 5,0 µg/l (10 µg/l fino al 12 gennaio 2036) | Erosione di vecchie tubazioni e raccordi, saldature, contaminazioni industriali. Inodore, insapore e incolore: si rileva solo con l’analisi. |
| Cromo | 25 µg/l (50 µg/l fino all’11 gennaio 2026) | Può avere origine geologica oppure derivare da inquinamento industriale (acciaio inox, vernici, concerie) o da rubinetterie cromate. |
| Rame | 2,0 mg/l | Rocce del sottosuolo oppure rilascio da tubazioni in rame, accentuato da acque aggressive. |
| Nichel | 20 µg/l | Rubinetterie e raccorderia, contaminazioni di origine industriale. |
| Cadmio | 5,0 µg/l | Origine industriale, saldature, alcuni fertilizzanti fosfatici. |
| Fluoruro | 1,5 mg/l | Origine geologica, tipico di aree vulcaniche. In eccesso provoca fluorosi dentale e scheletrica. |
| Boro | 1,5 mg/l | Origine geologica, più frequente in aree vulcaniche e in prossimità di intrusioni marine. |
| Selenio | 20 µg/l (30 µg/l in regioni con condizioni geologiche particolari) | Origine geologica. |
| Nitrato | 50 mg/l | Contaminazione di origine agricola, fognaria o industriale. Insapore e inodore. Va valutato insieme al nitrito: la somma dei due rapporti sui rispettivi limiti non deve superare 1. |
| Nitrito | 0,50 mg/l (0,10 mg/l per acque da impianti di trattamento che possono generarlo) | Contaminazione agricola o industriale; può formarsi anche nell’impianto per ossidazione dell’ammonio o idrolisi delle cloroammine. |
| Antiparassitari — singolo | 0,10 µg/l (0,030 µg/l per aldrina, dieldrina, eptacloro ed eptacloro epossido) | Insetticidi, erbicidi, fungicidi e relativi metaboliti pertinenti. Da ricercare dove l’attività agricola lo rende probabile. |
| Antiparassitari — totale | 0,50 µg/l | Somma di tutti i singoli antiparassitari rilevati e quantificati. |
| Somma di PFAS | 0,10 µg/l | Sostanze per- e polifluoroalchiliche, dette «inquinanti eterni». Origine industriale; molto persistenti. |
| Somma di 4 PFAS | 0,02 µg/l | PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS, sottoinsieme del parametro precedente. Il PFOA è classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1). |
| Acido trifluoroacetico (TFA) | 10 µg/l | Sottoprodotto persistente di PFAS e fitofarmaci. Monitoraggio obbligatorio dal 13 gennaio 2027. |
| Uranio | 30 µg/l | Origine geologica. |
| Vanadio | 140 µg/l | Origine geologica, più frequente in aree vulcaniche. |
| Trialometani — totale | 30 µg/l | Sottoprodotti della disinfezione con cloro. Aumentano con il tempo di residenza in rete. |
| Acidi aloacetici (HAAs) | 60 µg/l | Sottoprodotti della disinfezione. Da misurare solo se si impiegano metodi che li generano. |
| Clorito e clorato | 0,25 mg/l ciascuno (0,70 mg/l se per la disinfezione si utilizza il diossido di cloro) | Sottoprodotti della disinfezione. Il valore differenziato tiene conto del fatto che il biossido di cloro li genera per sua natura. |
| Bromato | 10 µg/l | Si forma per ozonazione di acque contenenti bromuro. |
| Bisfenolo A | 2,5 µg/l | Rilascio da rivestimenti e materiali plastici a contatto con l’acqua. |
Parte C — Parametri indicatori
Il loro superamento segnala un’alterazione della qualità o un problema a monte, ma non comporta automaticamente provvedimenti correttivi: questi sono subordinati all’evidenza di un rischio per la salute.
| Parametro | Valore di parametro | Cosa indica |
| Batteri coliformi | 0 / 100 ml | Indicatore generale di compromissione della barriera igienica. In assenza di E. coli ed enterococchi il riscontro è in genere privo di valenza sanitaria. |
| Conteggio delle colonie a 22 °C | Senza variazioni anomale | Indicatore di ricrescita batterica e di stagnazione. |
| Clostridium perfringens (spore comprese) | 0 / 100 ml | Da misurare se indicato dalla valutazione del rischio. Indicatore di contaminazione remota o resistente ai trattamenti. |
| Ammonio | 0,50 mg/l | Inquinamento organico o fecale, fertilizzanti. Può indicare condizioni riducenti nella falda. |
| Ferro | 200 µg/l (0,2 mg/l) | Passaggio dell’acqua in terreni ricchi di ferro oppure corrosione delle tubazioni. Colora l’acqua, macchia i sanitari, ostruisce gli impianti. |
| Manganese | 50 µg/l (0,05 mg/l) | Origine geologica o contaminazione della falda. Depositi scuri, sapore metallico. |
| Alluminio | 200 µg/l | Origine naturale dal suolo o residuo di trattamenti di chiarificazione. |
| Sodio | 200 mg/l | Dissoluzione di depositi salini, alterazione di minerali silicei, intrusione di acqua marina negli acquiferi costieri. |
| Cloruro | 250 mg/l | Sali di cloro naturalmente presenti. Elevati in aree costiere o per contaminazione antropica. Conferiscono sapore sgradevole. L’acqua non deve risultare corrosiva. |
| Solfato | 250 mg/l | Composti dello zolfo di origine geologica o da contaminazione. L’acqua non deve risultare corrosiva. |
| Conduttività | 2.500 µS/cm a 20 °C | Misura indiretta della quantità di sali disciolti: aumenta al crescere della mineralizzazione. L’acqua non deve risultare aggressiva. |
| Concentrazione ioni idrogeno (pH) | ≥ 6,5 e ≤ 9,5 | Incide sulla dissoluzione dei metalli dalle tubazioni e sull’efficacia della disinfezione. L’acqua non deve risultare aggressiva. |
| Ossidabilità | 5,0 mg/l O₂ | Indicatore della sostanza organica presente. Non necessario se si analizza il carbonio organico totale. |
| Torbidità | Accettabile e senza variazioni anomale | Particelle in sospensione. Riduce l’efficacia della disinfezione, in particolare dei raggi UV. |
| Colore, odore, sapore | Accettabili e senza variazioni anomale | Parametri organolettici. Una variazione improvvisa è un segnale da indagare, anche in assenza di altri superamenti. |
Parametri utili da conoscere, ma non soggetti a limite di legge
Compaiono in quasi tutti i referti e sono informativi, ma l’Allegato I non fissa per essi un valore di parametro per le acque distribuite. Vanno letti come indicazioni tecniche, non come limiti da rispettare.
| Parametro | Valore di parametro | Cosa indica |
| Durezza totale | Nessun limite di legge | Somma dei sali di calcio e magnesio, espressa in gradi francesi (°F). Non è un parametro sanitario: incide su incrostazioni, consumi energetici e durata degli elettrodomestici. L’Allegato I la cita solo come valore minimo raccomandato (≥ 15 °F) per le acque in uscita da impianti di desalinizzazione e addolcimento dei gestori, a garanzia di una remineralizzazione sufficiente. |
| Residuo fisso | Nessun limite di legge | Quantità di sostanza solida che resta dopo l’evaporazione dell’acqua: misura il grado di mineralizzazione. La classificazione in minimamente mineralizzate, oligominerali, mediamente mineralizzate e ricche di sali appartiene alla normativa sulle acque minerali naturali in bottiglia, non a quella sull’acqua potabile. |
| Cloro residuo libero | Nessun limite di legge | Deriva dai processi di disinfezione. Non è un parametro dell’Allegato I: è un valore operativo che chi gestisce l’impianto stabilisce per assicurare l’efficacia della disinfezione. Sono invece soggetti a limite i suoi sottoprodotti — trialometani, acidi aloacetici, clorito e clorato. |
Interpretare correttamente i risultati
Il superamento di un valore di riferimento non implica automaticamente l’inutilizabilità dell’acqua, ma segnala la necessità di una valutazione tecnica.
È fondamentale distinguere tra:
- parametri che incidono principalmente sugli impianti;
- parametri che incidono sulla salute;
- parametri indicatori di possibili contaminazioni più ampie.
Solo una lettura integrata dei dati consente di comprendere la reale criticità e l’eventuale evoluzione nel tempo, nonché di valutare se l‘acqua di pozzo può essere resa idonea al consumo umano.
Conclusioni
L’analisi chimica dell’acqua di pozzo è uno strumento essenziale per:
- conoscere la qualità reale della risolrsa
- prevenire rischi sanitari
- tutelare gli impianti
- evitare interventi inuti o inefficaci
La gestione dell’acqua di pozzo richiede consapovolezza tecnica e responsabilità, soprattutto quando l’acqua è destinata al consumo umano.
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Questo articolo è stato originariamente pubblicato il 12.12.2022 ed è stato aggiornato il 07 gennaio 26 per adeguarlo all’attuale quadro normativo.
