a cura del Dott. Francesco Gabbai, geofisico e responsabile tecnico di Sorgiva Srl

La legionella è un batterio che si annida con grande facilità negli impianti di acqua calda sanitaria di alberghi, residenze sanitarie assistenziali, ospedali, palestre, terme, centri benessere, piscine, scuole, uffici e condomini. Si trasmette per inalazione di aerosol d’acqua contaminata (da una doccia, da un soffione, da un umidificatore o da una torre evaporativa) e può causare una polmonite grave, la legionellosi, particolarmente pericolosa per anziani, immunodepressi e persone con patologie respiratorie.

In Italia ogni anno vengono notificati circa 3.000 casi confermati di legionellosi, ma la maggior parte degli esperti concorda sul fatto che il numero reale sia molto più alto, in quanto la malattia è spesso diagnosticata come polmonite generica. Le strutture in cui si verifica un focolaio rischiano molto: sequestro dell’impianto da parte dell’ASL, sospensione dell’attività, richieste di risarcimento degli ospiti, danno reputazionale e, nei casi più gravi, conseguenze penali per il responsabile.

Eppure, la prevenzione della legionella non è materia oscura. Esistono linee guida nazionali chiare, una normativa di riferimento aggiornata e tecniche di trattamento ben consolidate. Il problema è che molti gestori non sanno con esattezza cosa devono fare, ogni quanto vada fatto e di chi sia la responsabilità giuridica. Questo articolo prova a mettere ordine.

Dove si annida la Legionella e perché proprio nell’acqua calda

La Legionella pneumophila prospera in un intervallo di temperature compreso tra i 25 e i 45 °C, con un picco di crescita intorno ai 35-37 °C. Sotto i 20 °C il batterio resta in stato dormiente, sopra i 55-60 °C viene progressivamente inattivato, a 70 °C muore in pochi minuti. È questo il motivo per cui gli impianti di acqua calda sanitaria sono il suo habitat ideale. Infatti, nelle reti di distribuzione, nei boiler, nei serbatoi di accumulo, nelle tubazioni di ricircolo, la temperatura dell’acqua si aggira intorno ai 35-37°C.

A favorire la proliferazione ci sono poi altri fattori, come i ristagni nei tratti di tubo poco utilizzati (le cosiddette “diramazioni morte”), il calcare che riveste l’interno delle tubazioni e crea micronicchie protette per il batterio, il biofilm che si forma sulle superfici interne, la presenza di altri microrganismi (amebe, protozoi) che fanno da serbatoio per la Legionella, nonchè i materiali porosi o degradati delle vecchie tubazioni.

Sono particolarmente a rischio tutti i terminali che generano aerosol: soffioni doccia, rubinetti con miscelatore, idromassaggi, fontane decorative, umidificatori, impianti di climatizzazione con torre evaporativa, apparecchi di idroterapia.

Tuttavia, il batterio non si contrae bevendo acqua contaminata, ma solo inalando le goccioline d’acqua.

Il quadro normativo: dalle Linee guida 2015 al D.Lgs. 18/2023

Il riferimento nazionale principale per la prevenzione della legionellosi sono le Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015. Si tratta del documento operativo che spiega chi deve fare cosa, quali controlli effettuare, con quale frequenza e quali misure adottare in presenza di valori critici. Ad integrazione, sono state pubblicate le Linee guida regionali specifiche e le indicazioni di settore per ospedali, strutture turistico-ricettive, impianti termali.

A questo quadro si è aggiunto il D.Lgs. 18/2023, successivamente integrato e corretto dal D.Lgs 102/2025. Questi decreti hanno introdotto la figura del Gestore Idrico Distribuzione Interna (GIDI), responsabile della qualità dell’acqua all’interno degli edifici prioritari, e l’obbligo del Documento di Valutazione del Rischio (DVR), che comprende anche la Legionella, per le strutture degli edifici prioritari, come ospedali, RSA, alberghi, terme, centri sportivi.

Chi è responsabile della prevenzione

Una delle confusioni più diffuse riguarda l’identificazione del soggetto giuridicamente responsabile. Vediamo i casi principali:

Strutture ricettive (alberghi, B&B, agriturismi, villaggi turistici)

Il responsabile è il gestore della struttura, ovvero il titolare dell’attività ricettiva. Deve disporre di un DVR Legionella aggiornato, di un piano di autocontrollo, di un registro dei controlli e deve garantire le manutenzioni e i campionamenti periodici. In caso di focolaio, la responsabilità penale ricade su di lui.

Strutture sanitarie e socio-sanitarie (ospedali, RSA, case di cura, ambulatori)

Il responsabile è il direttore sanitario o il legale rappresentante della struttura. Gli obblighi sono particolarmente stringenti perché l’utenza è composta in larga parte da soggetti fragili. Sono richiesti campionamenti più frequenti e soglie di azione più basse.

Condomini con impianto di acqua calda centralizzato

È il caso più discusso. Quando l’impianto di produzione e distribuzione dell’acqua calda sanitaria è centralizzato (caldaia e accumulo comuni, rete di ricircolo che serve tutti gli appartamenti), la responsabilità sulle parti comuni ricade sul condominio, rappresentato dall’amministratore. Quest’ultimo è tenuto a far valutare il rischio, predisporre interventi correttivi e mantenere documentazione adeguata. Le parti private all’interno dei singoli appartamenti restano, invece, a carico del proprietario o dell’inquilino.

Condomini con impianti autonomi

Quando ogni appartamento ha la propria caldaia e il proprio accumulo, la responsabilità è esclusivamente del proprietario o dell’occupante. Il condominio non risponde della qualità dell’acqua erogata nelle singole unità. Restano però sotto responsabilità condominiale eventuali serbatoi comuni di accumulo dell’acqua di rete, autoclavi, addolcitori centralizzati.

Datore di lavoro e luoghi di lavoro

Negli uffici e nei luoghi di lavoro, il datore di lavoro è tenuto a valutare il rischio biologico, compreso quello da Legionella, ai sensi del D.Lgs. 81/2008. La presenza di docce, di impianti di condizionamento con umidificazione adiabatica o di torri evaporative è già sufficiente a far scattare l’obbligo di valutazione.

Quali controlli fare e ogni quanto

Le Linee guida 2015 e i protocolli regionali stabiliscono frequenze diverse a seconda della tipologia di struttura. Questi sono i criteri generali per le strutture a maggior rischio.

  • Campionamento microbiologico nei punti rappresentativi della rete: almeno semestrale per strutture ricettive e termali, almeno quadrimestrale per strutture sanitarie ad alto rischio
  • Misurazione delle temperature in mandata, in ricircolo e ai terminali: con cadenza mensile o trimestrale a seconda della struttura
  • Ispezione visiva dei serbatoi, controllo di sedimenti, biofilm, incrostazioni: almeno annuale
  • Verifica del corretto funzionamento delle pompe di ricircolo e delle valvole di bilanciamento: continuativa, con registrazione su libretto di impianto
  • Pulizia e disincrostazione dei terminali (soffioni, rompigetto): trimestrale o semestrale

Il punto fondamentale è che i campionamenti vanno effettuati nei punti corretti e con la tecnica corretta: l’acqua va prelevata dopo flussaggio controllato, con strumenti sterili, da laboratori accreditati. Un campionamento mal eseguito può dare falsi negativi e creare un falso senso di sicurezza.

Come si legge un referto e quando scattare l’allarme

Il valore di Legionella nell’acqua si esprime in UFC/L (unità formanti colonia per litro). Le Linee guida individuano soglie di azione che variano in base al tipo di struttura.

  • Meno di 100 UFC/L: situazione sotto controllo, manutenzione ordinaria
  • Da 100 a 1.000 UFC/L: necessario indagare, intensificare i controlli, valutare bonifica
  • Da 1.000 a 10.000 UFC/L: bonifica obbligatoria entro tempi rapidi, con ricontrollo
  • Oltre 10.000 UFC/L: bonifica immediata, eventuale chiusura dei punti d’uso interessati, notifica all’autorità sanitaria

Per le strutture sanitarie con pazienti immunodepressi le soglie sono ulteriormente abbassate: in alcuni reparti (oncologia, terapia intensiva, trapianti) si richiede la totale assenza di Legionella ai punti d’uso. Va inoltre distinta la Legionella pneumophila sierogruppo 1, di gran lunga la più virulenta e responsabile della maggior parte dei casi clinici, dagli altri sierogruppi e specie meno aggressivi.

Le contromisure efficaci

Quando i valori superano le soglie, o anche solo in via preventiva su impianti a rischio, si interviene con tecniche di controllo che possono essere applicate singolarmente o in combinazione.

Controllo termico

È il metodo più antico e ancora il più diffuso: mantenere l’acqua calda sanitaria al di sopra dei 55-60 °C in tutta la rete, fino al ritorno del ricircolo. Questo metodo risolve il problema a livello del boiler di accumulo dell’acqua calda, ma molto difficilmente si può conservare questa temperatura fino ai punti terminali del ricircolo perché, per garantire almeno 60° ad ogni rubinetto o soffione delle docce, sarebbe necessario elevare molto di più la temperatura di partenza. Inoltre, questo sistema richiede un impianto ben bilanciato: bastano pochi metri di tubazione mal isolata o una valvola di bilanciamento mal regolata per creare zone a temperatura inferiore in cui il batterio prolifera.

Shock termico

Trattamento periodico in cui la temperatura dell’acqua viene portata a 70-75 °C e fatta circolare in tutta la rete fino ai terminali per almeno 30 minuti. Valgono gli stessi limiti descritti nel caso precedente. Inoltre, questo intervento stressa l’impianto e va eseguito con cautela per evitare ustioni agli utenti.

Iperclorazione

Aggiunta temporanea di cloro a concentrazioni elevate (20-50 mg/L) per alcune ore. Bonifica radicale, ma poco compatibile con un uso continuativo per via dell’aggressività sui materiali dell’impianto e dei sottoprodotti generati.

Disinfezione in continuo mediante biossido di cloro o perossido di idrogeno

Il trattamento con biossido di cloro rappresenta uno dei sistemi più efficaci, ma ha costi elevati perchè necessita di un produttore che lavori in continuo ed è quindi poco adatto a strutture medio-piccole. Tuttavia, è una soluzione valida per impianti complessi e ad alto rischio. Una pompa dosatrice immette continuamente biossido di cloro a bassa concentrazione (residuo di 0,2-0,4 mg/L), che mantiene la rete sotto controllo nel tempo. Inoltre, è efficace anche contro il biofilm e, a differenza della clorazione tradizionale, non genera trialometani.
Il perossido di idrogeno è di più semplice utilizzo, più stabile e meno tossico del cloro; non forma trialometani né rilascia odori o sapori sgradevoli.

Disinfezione con raggi UV

Utile come trattamento puntuale all’ingresso o su rami specifici della rete, ma non offre effetto residuo: la Legionella può ricontaminare l’acqua lungo la rete di distribuzione. Va abbinata ad altri sistemi.

Sanificazione dei serbatoi

Lavaggio meccanico e disinfezione periodica dei serbatoi di accumulo e degli autoclave. È un intervento spesso trascurato, ma fondamentale, in quanto sedimenti e biofilm sul fondo del serbatoio sono uno dei principali serbatoi di Legionella nell’impianto.

Non esiste una tecnica migliore in assoluto. La scelta dipende dalle dimensioni dell’impianto, dalla tipologia di utenza, dal livello di rischio e dall’analisi dello stato di partenza. Per impianti complessi e per strutture con utenza vulnerabile, il dosaggio di biossido di cloro in continuo è generalmente la soluzione più affidabile.

Cosa rischia chi non rispetta gli obblighi

L’assenza di un piano di prevenzione documentato espone il responsabile della struttura a conseguenze su tre livelli.

Conseguenze amministrative

In sede di controllo, l’ASL può richiedere il DVR Legionella, il registro delle manutenzioni, i referti dei campionamenti. La mancanza di questi documenti può portare a prescrizioni, sanzioni amministrative e ordinanze di sospensione dell’attività fino al ripristino della conformità.

Conseguenze civili

In caso di legionellosi contratta da un ospite o da un dipendente, la struttura risponde per i danni alla salute. Le sentenze italiane più recenti riconoscono risarcimenti rilevanti, soprattutto quando si dimostra che mancavano le misure di prevenzione minime.

Conseguenze penali

Quando un focolaio causa malattia grave o decesso, la magistratura procede per lesioni colpose o omicidio colposo nei confronti del responsabile della struttura. Anche solo l’esposizione consapevole di lavoratori a rischio biologico non valutato può configurare reati ai sensi del D.Lgs. 81/2008.

Da dove partire: il primo passo concreto

Chi gestisce un edificio prioritario o un condominio con impianto centralizzato e non ha ancora una valutazione del rischio Legionella aggiornata dovrebbe partire da tre operazioni: un sopralluogo tecnico per mappare l’impianto e identificare i punti critici, un primo set di campionamenti per fotografare la situazione di partenza, la redazione del DVR Legionella con il piano di interventi e di monitoraggio.

Sorgiva S.r.l.

Sorgiva interviene in strutture situate nel Lazio, in Abruzzo, Molise, Sardegna e Umbria, offrendo servizi che spaziano dall’analisi iniziale alla redazione della documentazione tecnica, dalla bonifica degli impianti contaminati alla manutenzione continuativa mediante sistemi di dosaggio in continuo. Per approfondimenti tecnici e per richiedere una valutazione del proprio impianto, è possibile consultare la pagina dedicata agli impianti di prevenzione Legionella o la pagina sull’adeguamento alle norme sull’acqua potabile per hotel, RSA e strutture collettive.

Investire nella prevenzione comporta costi nettamente inferiori rispetto alla gestione di un focolaio e consente di tutelare la struttura, gli ospiti e i soggetti responsabili ai sensi di legge.

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