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A cura del Dott. Francesco Gabbai – geofisico e direttore tecnico

La presenza di batteri o altri microrganismi nell’acqua di pozzo è un problema invisibile, ma può rappresentare un rischio concreto per la salute.

Un’acqua limpida, inodore e dal buon sapore non è garanzia di sicurezza microbiologica.

In questo articolo chiarisco cosa significa contaminazione microbiologica, come viene rilevata e quando diventa un problema sanitario.

Cosa si intende per contaminazione microbiologica

Per contaminazione microbiologica si intende la presenza nell’acqua di batteri, virus, protozoi o altri microrganismi patogeni.

Anche le acque provenienti da pozzi profondi (artesiani), generalmente più protette, non sono esenti da questo pericolo.

I microrganismi patogeni possono causare:

  • disturbi gastrointestinali
  • infezioni delle vie urinarie
  • infezioni cutanee o delle mucose
  • nei casi più gravi, patologie sistemiche

Spesso si sottovaluta il fatto che le infezioni si possono contrarre non solo bevendo acqua contaminata, ma anche utilizzandola nell’igiene personale,

(Per approfondire l’argomento leggi “posso lavarmi con acqua di pozzo?”)

Da dove provengono i batteri nell’acqua di pozzo

La contaminazione è spesso fecale, cioè legata a microrganismi presenti negli escrementi di animali a sangue caldo, tra cui l’uomo.

Le cause principali di inquinamento microbiologico vanno ricercate in:

  • infiltrazioni di liquami nel terreno
  • irrigazioni e piogge che favoriscono la percolazione verso la falda
  • scarsa protezione del pozzo
  • presenza di biofilm* nelle tubazioni e nei serbatoi

*Il biofilm è una pellicola di microrganismi che aderisce alle superfici interne degli impianti e può diventare una fonte persistente di contaminazione.

Come si valuta la qualità microbiologica dell’acqua

L’unico modo per sapere se nell’acqua sono presenti virus e/o batteri è farla analizzare. Tuttavia, poiché è impossibile ricercare tutti i microrganismi esistenti, le analisi di laboratorio si basano su indicatori microbiologici, stabiliti dalla normativa vigente (D.lgs. 18/23, come modificato e integrato dal D.Lgs. 102/2025).

Per monitorare l’assenza di microrganismi è consigliabile far analizzare l’acqua di pozzo una volta l’anno e, a prescindere, ogni qualvolta si osserva un intorbidimento dell’acqua o si percepisce un sapore diverso o un odore strano.

Principali indicatori microbiologici

Il decreto distingue due livelli. Escherichia coli ed enterococchi intestinali sono parametri sanitari veri e propri: la loro presenza rende l’acqua non conforme. Batteri coliformi e Clostridium perfringens sono, invece, indicatori: segnalano una possibile compromissione della barriera igienica, ma vanno letti insieme agli altri.

Escherichia coli (E. coli)

 L’indicatore più affidabile di contaminazione fecale. La sua presenza rende l’acqua non potabile.

I coliformi totali

Gruppo eterogeno di batteri di per sé inoffensivi, ma importanti perchè rilevano la presenza di alcuni germi più pericolosi, come ad esempio dei coliformi fecali. Permette, pertanto, di ottenere informazioni sulla vulnerabilità di un pozzo a infiltrazioni superficiali o sullo sviluppo di “biofilm”.

Enterococchi intestinali

Sono indicativi di contaminazione fecale recente o di infiltrazioni. Possono causare infezioni anche gravi.

Batteri coliformi

Gruppo eterogeneo di batteri di per sé inoffensivi, ma importanti perché segnalano la possibile presenza di germi più pericolosi. Permettono di ottenere informazioni sulla vulnerabilità di un pozzo a infiltrazioni superficiali o sullo sviluppo di biofilm. Il decreto precisa però un punto utile a non allarmarsi: in assenza di Escherichia coli ed enterococchi, il solo riscontro di coliformi rappresenta in genere un’inosservanza priva di valenza sanitaria.

Clostridium perfringens, spore comprese

Più resistente di altri indicatori, segnala una contaminazione fecale non recente o una contaminazione che ha superato i trattamenti, perché le spore resistono alla disinfezione. È il parametro che il decreto indica come «Clostridium perfringens spore comprese»; la vecchia denominazione «clostridi solfito-riduttori» apparteneva alla normativa precedente.

Legionella pneumophila

Prolifera fra 20 e 50 °C in serbatoi, boiler e tubazioni, dove c’è ristagno e biofilm. Non si contrae bevendo, ma inalando aerosol: docce, nebulizzatori. Il D.Lgs. 18/2023 l’ha inserita fra i parametri di legge (meno di 1.000 UFC/l), ma come parametro dell’impianto interno all’edificio, non dell’acqua in falda: l’obbligo di ricercarla riguarda le strutture prioritarie, come alberghi e strutture sanitarie. Per un’abitazione privata non è un’analisi di routine — ma in presenza di un boiler ad accumulo e di docce le condizioni di rischio esistono lo stesso.

Salmonella

Non rientra nelle analisi standard, ma richiede indagini specifiche. È responsabile di gravi disturbi gastrointestinali.

Come intervenire in caso di contaminazione batterica

In presenza di contaminazione batterica, l’acqua non deve essere utilizzata per consumo umano, ma neppure per abbeverare gli animali.

Tuttavia, la scelta del sistema di disinfezione non è mai standard e va definita caso.

Due avvertenze che vale la pena anticipare. La prima: versare cloro direttamente nel pozzo o nella cisterna non è una soluzione, e in alcuni casi crea nuovi problemi — ne ho scritto in un articolo dedicato: posso versare direttamente cloro nel pozzo?. La seconda: qualunque trattamento si adotti, l’intervento non si considera concluso finché un’analisi di verifica non conferma il rientro dei parametri.

Per una panoramica delle soluzioni disponibili è possibile consultare la pagina web del sito Sorgiva “potabilizzazione acqua di pozzo”. Tuttavia, potete contattare i tecnici Sorgiva per ottenere tutte le informazioni utili a prendere decisioni consapevoli, basate sulle caratteristiche specifiche dell’acqua e sulle reali modalità di utilizzo.

Per informazioni o chiarimenti tecnici:

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