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Da Francesco Gabbai

Negli ultimi tempi molte persone mi hanno chiesto se, in caso di presenza di batteri o virus nell’acqua di pozzo, sia sufficiente versare del cloro direttamente nel pozzo o nella cisterna.
La risposta è no: questa pratica non garantisce una disinfezione corretta e può persino generare nuovi rischi.

Capisco da dove nasca l’idea: il cloro è un disinfettante e, in teoria, dovrebbe eliminare la carica batterica. Tuttavia, il punto non è “mettere il cloro”, ma dosarlo nel modo giusto, miscelarlo correttamente e mantenerlo a contatto con l’acqua per un tempo sufficiente all’interno di un apposito serbatoio di accumulo.

Aggiungere cloro “a occhio” è pericoloso e inutile

Innanzitutto, chiariamo cosa significa versare cloro in un pozzo artesiano o in una cisterna.

  • Il pozzo artesiano attinge direttamente alla falda sotterranea. Versare cloro nel pozzo significa disperderlo nella falda, dove si diluisce rapidamente, rendendo la disinfezione inefficace. Inoltre, introdurre sostanze chimiche direttamente in un corpo idrico sotterraneo può risultare non conforme alle normative ambientali e igienico–sanitarie, che tutelano le acque sotterranee da immissioni incontrollate di sostanze.
  • La cisterna, invece, è un contenitore isolato che non comunica direttamente con la falda. In questo caso la clorazione può essere effettuata, ma non “a occhio”. Infatti, senza un dosaggio preciso, un controllo del residuo e un corretto tempo di contatto, il risultato non è garantito.

Infine, il cloro libero è instabile: reagisce con la sostanza organica presente in acqua, si disperde parzialmente in aria e la sua concentrazione cala nel giro di poche ore. Quello che si misura oggi non è quello che ci sarà domani, ed è il motivo per cui non esiste un «dosaggio una tantum» valido per tutte le situazioni.

Il cloro funziona solo se usato in modo corretto

Un uso scorretto del cloro ne riduce l’efficacia e compromette la sicurezza igienico-sanitaria dell’acqua:

  • se il cloro è insufficiente, i microrganismi (E. coli, coliformi, enterococchi, virus…) sopravvivono e l’acqua rimane non potabile,
  • se il cloro è eccessivo può conferire all’acqua gusto e odore asgradevole e favorire la formazione di sottoprodotti della disinfezione, che il D.lgs 18/2023, come modificato dal D.Lgs. 102/2025, sottopone a limiti precisi: trialometani totali 30 µg/l, acidi aloacetici 60 µg/l, clorito e clorato 0,25 mg/l ciascuno. Alcuni di questi composti sono considerati potenzialmente cancerogeni, ed è il motivo per cui il dosaggio va controllato e non stimato.

Un dosaggio errato può anche favorire la formazione di sottoprodotti potenzialmente cancerogeni, come trialometani (THM) e acidi aloacetici (HAA), oltre a conferire all’acqua gusto e odore sgradevoli.

Alternative alla clorazione

Se è presente solo una contaminazione batterica, esistono anche altre soluzioni:

🟢 Debatterizzatore a raggi UV
Elimina virus e batteri senza aggiungere sostanze chimiche e senza necessità di serbatoio di accumulo. È consigliato in caso di mancanza di spazio. Ha però due limiti da conoscere. Il primo: agisce solo sull’acqua che attraversa la lampada e non lascia alcun residuo attivo, quindi non protegge la rete a valle da eventuali ricontaminazioni. Il secondo: richiede un’acqua limpida, perché torbidità e particelle in sospensione fanno schermo ai microrganismi e riducono l’efficacia del trattamento. Su un’acqua di pozzo torbida va sempre preceduto da una filtrazione adeguata.

🟢 Perossido di idrogeno
Oltre ad essere inodore e insapore, risulta anche meno corrosivo rispetto al cloro. Per questi motivi è una delle alternative maggiormente utilizzate.

🟢 Ozono
È un disinfettante potentissimo: ossida e distrugge rapidamente i patogeni, e non lascia residui perché si riconverte in ossigeno. Richiede un impianto dedicato e un dimensionamento professionale.

Proprio il fatto di non lasciare residui, però, significa che la protezione finisce dove finisce il trattamento: se l’acqua si ricontamina dopo, l’ozono non può farci nulla.

C’è poi una verifica da fare prima di installarlo. Alcune acque contengono naturalmente una sostanza chiamata bromuro, del tutto innocua. L’ozono però la trasforma in bromato, che innocuo non è e ha un limite di legge. È uno di quei casi in cui il trattamento, se scelto senza un’analisi preliminare, può creare un problema che prima non c’era.

Conclusione

Mettere del cloro “a mano” nell’acqua di pozzo o di cisterna non la disinfetta correttamente e può addirittura renderla non conforme ai parametri di legge.
Se è presente una contaminazione microbiologica, è necessario installare un sistema professionale che garantisca dosaggio, miscelazione e tempo di contatto, oppure scegliere un’alternativa come i raggi UV.

E, in ogni caso, la disinfezione non finisce con l’installazione: serve un’analisi di verifica che confermi il rientro dei parametri. Un trattamento senza controllo finale è un trattamento di cui nessuno può dire se abbia funzionato.

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📌 Dott. Francesco Gabbai – geofisico e direttore tecnico, Sorgiva S.r.l.

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