Negli ultimi tempi molte persone mi hanno chiesto se, in caso di presenza di batteri o virus nell’acqua di pozzo, sia sufficiente versare del cloro direttamente nel pozzo o nella cisterna.
La risposta è no: questa pratica non garantisce una disinfezione corretta e può persino generare nuovi rischi.
Capisco da dove nasca l’idea: il cloro è un disinfettante e, in teoria, dovrebbe eliminare la carica batterica. Tuttavia, il punto non è “mettere il cloro”, ma dosarlo nel modo giusto, miscelarlo correttamente e mantenerlo a contatto con l’acqua per un tempo sufficiente all’interno di un apposito serbatoio di accumulo.
Aggiungere cloro “a occhio” è pericoloso e inutile
Innanzitutto, chiariamo cosa significa versare cloro in un pozzo artesiano o in una cisterna.
- Il pozzo artesiano attinge direttamente alla falda sotterranea. Versare cloro nel pozzo significa disperderlo nella falda, dove si diluisce rapidamente, rendendo la disinfezione inefficace. Inoltre, introdurre sostanze chimiche direttamente in un corpo idrico sotterraneo può risultare non conforme alle normative ambientali e igienico–sanitarie, che tutelano le acque sotterranee da immissioni incontrollate di sostanze.
- La cisterna, invece, è un contenitore isolato che non comunica direttamente con la falda. In questo caso la clorazione può essere effettuata, ma non “a occhio”. Infatti, senza un dosaggio preciso, un controllo del residuo e un corretto tempo di contatto, il risultato non è garantito.
Infine, il cloro è un elemnto chimico instabile ed evaporabile, pertanto la quantità realmente presente nell’acqua cambia rapidamente. Non esiste, quindi, un “dosaggio una tantum” che funzioni per tutte le situazioni.
Il cloro funziona solo se usato in modo corretto
Un uso scorretto del cloro ne riduce l’efficacia e compromette la sicurezza igienico-sanitaria dell’acqua:
- se il cloro è insufficiente, i microrganismi (E. coli, coliformi, enterococchi, virus…) sopravvivono e l’acqua rimane non potabile,
- se il cloro è eccessivo può risultare nocivo e rendere l’acqua destinata al consumo umano non conforme ai limiti previsti dal D.lgs 18/2023.
Un dosaggio errato può anche favorire la formazione di sottoprodotti potenzialmente cancerogeni, come trialometani (THM) e acidi aloacetici (HAA), oltre a conferire all’acqua gusto e odore sgradevoli.
Alternative alla clorazione
Se è presente solo una contaminazione batterica, esistono anche altre soluzioni:
🟢 Debatterizzatore a raggi UV
Elimina virus e batteri senza aggiungere sostanze chimiche e senza necessità di serbatoio di accumulo. È consigliato in caso di mancanza di spazio.
🟢 Perossido di idrogeno
Oltre ad essere inodore e insapore, risulta anche meno corrosivo rispetto al cloro. Per questi motivi è una delle alternative maggiormente utilizzate.
🟢 Ozono
Potentissimo disinfettante: ossida e distrugge rapidamente i patogeni e non lascia residui perché si riconverte in ossigeno. Richiede un impianto dedicato e un corretto dimensionamento professionale.
Conclusione
Mettere del cloro “a mano” nell’acqua di pozzo o di cisterna non la disinfetta correttamente e può addirittura renderla non conforme ai parametri di legge.
Se è presente una contaminazione microbiologica, è necessario installare un sistema professionale che garantisca dosaggio, miscelazione e tempo di contatto, oppure scegliere un’alternativa come i raggi UV.
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📌 Dott. Francesco Gabbai
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