Il 24 luglio 2026 il sindaco di Civita Castellana (VT), Danilo Corazza, ha firmato l’ordinanza n. 32, che vieta l’uso dell’acqua di rete per fini potabili e alimentari su tutto il territorio comunale. È il secondo provvedimento di questo tipo in poco più di sei settimane: il precedente è del 10 giugno, revocato il 13 giugno.

Quando un divieto arriva due volte in un’estate, viene spontaneo chiedersi: come mai continua a succedere?

Proviamo a rispondere basandoci solo su atti e comunicazioni ufficiali.

Cosa dispone l’ordinanza del 24 luglio 2026

Il provvedimento nasce dalle analisi di ARPA Lazio, trasmesse al Comune dalla ASL di Viterbo il 24 luglio. Il parametro fuori norma è quello degli enterococchi intestinali; i campioni non conformi provengono da un punto della rete in corrispondenza dell’impianto dei Vigili del Fuoco.

L’ordinanza resta in vigore fino a quando i nuovi accertamenti analitici non certificheranno il ripristino della potabilità. Intanto bisogna attenersi alle seguenti prescrizioni:

  • divieto di utilizzo dell’acqua di rete per bere, cucinare e preparare alimenti;
  • uso consentito per l’igiene domestica e personale, con esclusione del lavaggio dei denti;
  • per la preparazione e il lavaggio degli alimenti, acqua utilizzabile solo previa bollitura per almeno 10-15 minuti.

L’attuale divieto non è un episodio isolato

Sulla base di atti comunali e comunicazioni ufficiali, abbiamo ricostruito la sequenza degli ultimi anni:

  • 2011 – Arsenico (ord. 4/2011)
  • Nov. 2017 – Ordinanza n. 25/2017: revoca di tutte le ordinanze di non potabilità
  • Ott. 2023 – Arsenico
  • Lug. 2024 – Fluoruri (ord. 31/2024)
  • Lug. 2024 – Arsenico (ord. 33 del 26 luglio)
  • Mag. 2025 – Batteri e fluoruri: guasto al sistema di clorazione
  • 10 giu. 2026 – Coliformi ed Escherichia coli
  • 24 lug. 2026 – Enterococchi (ord. 32/2026): in vigore

Il quadro che emerge non è quello di un guasto isolato, ma di due problemi diversi che si alternano sulla stessa rete. È una distinzione che cambia completamente la risposta tecnica ed è il motivo per cui vale la pena separarli.

Le cause della presenza di inquinanti chimici, come arsenico e fluoruri

Civita Castellana sorge su speroni di tufo, in un contesto vulcanico. Arsenico e fluoruri sono presenti naturalmente nelle falde di origine vulcanica, indipendentemente da come viene gestita la rete. Il tema riguarda gran parte della Tuscia ed è stato oggetto di una lunga stagione di deroghe europee e, successivamente, di una procedura di infrazione Ue che ha coinvolto diversi comuni viterbesi.

È la ragione per cui, nella cronologia ricostruita sopra, i provvedimenti per arsenico e fluoruri tornano con regolarità e si risolvono in tempi brevi.

Su questo tema abbiamo un approfondimento dedicato: Arsenico nell’acqua di Viterbo e provincia. Cosa fare?

Le cause della presenza di inquinanti microbiologici, come i batteri

Gli episodi microbiologici hanno un’origine diversa, legata al funzionamento del sistema. I documenti pubblici indicano, di volta in volta, cause specifiche:

  • maggio 2025 – il superamento dei livelli batteriologici viene ricondotto, secondo quanto comunicato dal gestore al Comune, a un guasto nel sistema di clorazione;
  • giugno 2026 – il sindaco riferisce di un’infiltrazione all’interno della rete attraverso una falla nelle tubature, con criticità nei punti serviti dal centro di distribuzione del Barco, e richiama una carenza idrica ormai cronica in molti quartieri;
  • luglio 2026 – non conformità sul punto di prelievo dei Vigili del Fuoco, con nuovi accertamenti in corso.Gli episodi microbiologici hanno un’origine diversa, legata al funzionamento del sistema.

È un problema di manutenzione? Atteniamoci ai fatti

Qui serve onestà, ed è la ragione per cui non useremo la parola “incuria”. Nessun atto pubblico accerta oggi un difetto di manutenzione. Attribuire responsabilità sulla base di una successione di ordinanze sarebbe scorretto: le ordinanze dimostrano che i controlli funzionano e che il sistema di allerta reagisce, non che qualcuno abbia sbagliato.

Quello che i fatti documentati mostrano è, però, un quadro tecnico riconoscibile: una rete sotto stress idraulico.

E c’è un principio che spiega il nesso tra i due fenomeni.

Una rete con perdite diffuse e cali di pressione è per definizione più esposta a contaminazioni microbiologiche. Quando la pressione interna scende — per un guasto, per un prelievo anomalo, per un picco di consumo estivo — si innesca un fenomeno noto come intrusione da depressurizzazione: il gradiente si inverte localmente e permette l’ingresso di acqua esterna attraverso le stesse fessure da cui normalmente esce. Insomma, la carenza idrica e le contaminazioni batteriche non sono due problemi separati che per sfortuna capitano insieme. Sono spesso due facce dello stesso stato dell’infrastruttura.

La bollitura risolve sempre?

Molti sono convinti che far bollire l’acqua metta al riparo da qualsiasi problema. Non è così.

In presenza di un inquinamento microbiologico, la bollitura per 10-15 minuti inattiva batteri e virus. È la ragione per cui l’ordinanza attualmente in vigore la prescrive.

Se però l’inquinamento è chimico — arsenico, fluoruri, nitrati — la bollitura non elimina i contaminanti: facendo evaporare parte del volume, li concentra.

In un territorio dove i divieti si alternano tra causa batterica e causa chimica, la bollitura rischia di passare per la soluzione facile. La prescrizione contenuta nell’ordinanza attuale è corretta perchè il problema di oggi è microbiologico. Non lo sarebbe stata per l’ordinanza sull’arsenico del 2024.

L’ordinanza è stata revocata: posso bere subito?

C’è un punto importante da chiarire, e riguarda il confine delle responsabilità.

Il gestore idrico è responsabile della qualità dell’acqua fino al punto di consegna, che coincide con il contatore. Dal contatore al punto d’uso — il rubinetto — la responsabilità passa al gestore della distribuzione idrica interna (GIDI), cioè al proprietario dell’immobile o all’amministratore di condominio (D.Lgs. 18/2023, art. 2). È quello che in gergo chiamano “ultimo miglio”.

Questo significa che, alla revoca dell’ordinanza, il sindaco garantisce acqua potabile fino al contatore. E qui nasce un problema che quasi nessuno considera: durante tutto il periodo del divieto, l’acqua non conforme ha stazionato nelle tubazioni del condominio e dell’appartamento.

  • Se la contaminazione era di origine chimica, è sufficiente far scorrere l’acqua per alcuni minuto, così da sostituire il volume rimasto in colonna.
  • Se era di origine microbiologica, la situazione è più complessa. Batteri e virus, trovando un ambiente adatto (tubature vecchie, rami ciechi, serbatoi di accumulo), possono formare biofilm e persistere anche dopo il ripristino della potabilità di rete.

E allora cosa fare? La prima azione è far analizzare un campione d’acqua al proprio rubinetto. Se la carica batterica persiste, occorre procedere alla disinfezione delle tubature e alla sanificazione delle cisterne, dove presenti.

Come può tutelarsi il privato cittadino

Arriviamo alla domanda che molte famiglie si pongono: cosa posso fare io, concretamente?

La soluzione non è riempire la dispensa di casse d’acqua a ogni ordinanza.

Installare un sistema di trattamento al punto d’uso significa disporre di una barriera che continua a funzionare anche nei momenti in cui la rete oscilla, cioè proprio nei giorni in cui arriva l’ordinanza. E c’è un motivo in più: i sistemi di comunicazione non sempre raggiungono tempestivamente tutta la popolazione. Ne abbiamo scritto in occasione del divieto a Castelfranco (RI), dove alcuni cittadini hanno indirizzato una missiva al sindaco contestando proprio il sistema di informazione, che li aveva lasciati all’oscuro del provvedimento.

Per approfondire: “Abbiamo bevuto acqua non potabile senza saperlo”: la vicenda di Castelfranco (Rieti) può ripetersi ovunque

Quali sistemi costituiscono una barriera al punto d’uso

Per un contesto come quello di Civita Castellana, dove nell’arco di due anni si sono alternati parametri microbiologici e chimici, la scelta tecnica corretta deve coprire entrambe le famiglie di contaminanti.

In questo scenario l’osmosi inversa è la soluzione più trasversale, perché agisce sia sui parametri chimici (arsenico, fluoruri, nitrati) sia sulla componente microbiologica. Si tratta di un depuratore generalmente collocato nel mobile sottolavello, che eroga acqua leggera e depurata da un apposito rubinetto dedicato. Per chi lo desidera esistono anche gli osmofrigogasatori, che producono acqua osmotizzata fredda, liscia e gassata.

Non è però l’unica configurazione possibile: l’ultrafiltrazione a membrana costituisce una barriera fisica ai batteri, mentre la sterilizzazione UV li inattiva senza aggiungere nulla all’acqua; e se l’obiettivo è il solo arsenico, mantenendo inalterato il resto del profilo, esistono filtri ad adsorbimento su idrossidi ferrici.

Un avvertimento utile: ogni sistema di depurazione svolge un lavoro specifico. Prima di qualsiasi scelta è opportuno consultare un tecnico che, sulla base delle analisi e delle esigenze reali di quell’utenza, possa indicare l’impianto idoneo. Un sistema sovradimensionato è denaro sprecato; uno sottodimensionato dà una falsa sicurezza, che è peggio.

Conclusione

A Civita Castellana il problema non è casuale, ma nemmeno misterioso. Convivono un fattore geologico che lascia poco margine sui parametri chimici e una rete che sta attraversando una fase di forte stress idraulico, con investimenti importanti già finanziati, ma con tempi di cantiere lunghi. Nel frattempo i controlli funzionano: le ordinanze sono la prova che il sistema di sorveglianza reagisce, non il segnale che qualcosa sia fuori controllo.

Per le famiglie, la risposta ragionevole non è la sfiducia e non è il panico. È presidiare l’ultimo tratto, partendo dalle analisi della propria acqua.

Per capire meglio cosa comporta un’ordinanza di non potabilità, chi la emette e quando indica un rischio reale, puoi consultare il nostro approfondimento: Ordinanze di non potabilità dell’acqua: cosa significano davvero e quando preoccuparsi.

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Le informazioni contenute in questo articolo sono aggiornate al 27 luglio 2026 e ricostruite da atti e comunicazioni ufficiali del Comune di Civita Castellana, della ASL di Viterbo e di ARPA Lazio. Per la situazione in corso fa fede esclusivamente l’ordinanza pubblicata all’Albo Pretorio comunale.