Il pH è un’unità di misura che indica il grado di acidità o basicità (alcalinità) di una soluzione. In un’acqua potabile equilibrata, questo valore è compreso tra 6,5 e 9,5, come stabilito dal D.lgs 18/23.
Quando il pH scende sotto questa soglia, l’acqua diventa acidula e può risultare corrosiva per le tubazioni metalliche. Viceversa, un pH troppo alto può rendere l’acqua alcalina, favorendo le incrostazioni calcaree.
I principali sistemi di trattamento che riducano la concentrazione di sali minerali nell’acqua, e di conseguenza abbassano il pH, sono l’osmosi inversa e l’addolcitore.
Perché l’osmosi inversa rende l’acqua più acida
Il trattamento a osmosi inversa riduce in modo significativo la concentrazione di sali minerali disciolti (calcio, magnesio, bicarbonati). Di conseguenza, l’acqua prodotta risulta molto leggera, con un pH che può oscillare tra 5,5 e 6,5.
Poichè questo valore potrebbe risultare aggressivo per i metalli, si consiglia di riequilibrare il pH prima della distribuuzione dell’acqua negli impianti.
Come riequilibrare il pH dell’acqua di osmosi
Esistono diversi sistemi per correggere e stabilizzare il pH dopo il trattamento a osmosi inversa:
🔹 1. Filtro post-mineralizzatore
È la soluzione più comune negli impianti domestici.
Il filtro mineralizzatore contiene miscele di calcite (CaCO₃) o magnesite (MgCO₃) che rilasciano una piccola quantità di minerali, riportando il pH su valori neutri (7–8) e migliorando il sapore dell’acqua.
È consigliato sostituire il filtro ogni 12 mesi, ma con più frequenza se si consuma molta acqua.
🔹 3. Dosaggio dei correttori di pH alimentari
Negli impianti professionali o industriali (ristoranti, laboratori, macchinari da caffè, ecc.), si possono impiegare correttori di pH liquidi o in polvere a base di carbonati o bicarbonati.
Si tratta di prodotti alimentari (conformi al DM 174/2004) che devono essere dosati con sistemi automatici o manuali, per mantenere il pH stabile nel tempo.
🔹 4. Miscelazione controllata con acqua grezza
Alcuni impiantisti scelgono di miscelare una minima quantità di acqua non osmotizzata con quella purificata, in modo da reintegrare naturalmente una piccola quota di minerali e riportare il pH a valori neutri.
Questo sistema è ammesso solo se l’acqua è potabile, come ad esempio quella distribuita dalla rete idrica.
É assolutamente vietato nei trattamenti di acque non potabili, come ad esempio quelle di pozzzi artesiani. Infatti, se all’acqua depurata si miscela anche una minima parte di quella non trattata, si rischia di reintrodurre anche batteri, virus o sostanze indesiderate come ferro, arsenico o nichel.
Anche l’addolcitore può abbassare il pH
Anche l’addolcitore a scambio ionico, poichè elimina calcio e magnesio, tende a abbassare il pH dell’acqua.
Tuttavia, a differenza dell’osmosi, questo sistema non agisce sugli altri elementi presenti nell’acqua.
Per evitare fenomeni di corrosione dei tubi metallici, si utilizza spesso una miscelazione controllata con acqua grezza, che ripristina un equilibrio minerale adeguato.
Consiglio tecnico Sorgiva
Un pH corretto non dipende solo dal filtro mineralizzatore, ma dal bilanciamento complessivo dell’impianto.
Per questo è importante eseguire controlli periodici, verificando:
- il pH in uscita e la conducibilità elettrica dell’acqua,
- lo stato dei filtri e del post-mineralizzatore,
- la taratura dei sistemi di dosaggio (nei modelli professionali).
Sorgiva offre assistenza tecnica completa per impianti a osmosi inversa domestici e professionali:
✅ Verifica pH e conducibilità.
✅ Sostituzione filtri e mineralizzatori.
✅ Regolazione o taratura dei dosatori automatici.
Conclusione
Riequilibrare il pH dell’acqua di osmosi è fondamentale per ottenere un’acqua pura, equilibrata e piacevole da bere.
Con un adeguato sistema di remineralizzazione, si preserva la qualità dell’acqua, la durata dell’impianto e il benessere quotidiano di chi la utilizza.
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