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a cura di Francesco Gabbai, geofisico e direttore tecnico tecnico

Dal 13 luglio 2026 scatta l’obbligo di controllo del limite di 20 ng/L per la somma di 4 PFAS e le responsabilità sulla qualità dell’acqua arrivano fino al rubinetto. Cosa cambia e come rimuovere i PFAS dall’acqua casa.

Il 13 luglio 2026 segna una data importante per la qualità dell’acqua potabile in Italia: diventa obbligatorio il controllo del nuovo limite nazionale per la somma dei quattro PFAS considerati prioritari. Inoltre, prende pienamente forma un principio che cambia il modo stesso di intendere la sicurezza idrica: il controllo della qualità dell’acqua non si ferma più al contatore dell’acquedotto, ma si estende lungo tutto il percorso, fino al punto in cui riempiamo il bicchiere.

Cosa prevede la normativa

L’Europa, con Direttiva (UE) 2020/2184, ha introdotto per la prima volta l’obbligo di monitorare i PFAS nell’acqua potabile in modo uniforme in tutti gli Stati membri, con il limite di 0,10 µg/L per la “somma di PFAS”, cioè per un elenco chiuso di sostanze considerate nel loro insieme.

L’Italia, nel recepire la direttiva (D.Lgs. 18/2023, integrato dal D.Lgs. 102/2025), ha portato quell’elenco a trenta sostanze e ha introdotto anche un parametro aggiuntivo, che la direttiva non prevede: la somma di 4 PFAS prioritari — PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS — non potrà superare 20 nanogrammi per litro (0,020 µg/L). È la somma delle quattro molecole, non il valore di ciascuna.

Il valore si basa sulle valutazioni scientifiche dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che ha individuato in queste quattro molecole quelle di maggiore rilevanza sanitaria, e si inserisce in un percorso già intrapreso da altri Paesi europei, come Danimarca, Paesi Bassi e Germania, che hanno adottato soglie specifiche più restrittive di quelle minime previste dalla direttiva.

L’entrata in vigore di questo parametro, inizialmente prevista per gennaio 2026, è stata posticipata di sei mesi dalla legge di bilancio 2026 (legge 199/2025, comma 622), limitatamente alla “somma di 4 PFAS”: tutti gli altri nuovi parametri, compresa la “somma di PFAS”, sono in vigore dal 13 gennaio 2026.

Le date da ricordare:

  • 12 luglio 2026 — entra in vigore il limite di 20 ng/L per la somma di 4 PFAS;
  • 13 luglio 2026 — il controllo di questo parametro diventa un obbligo per regioni, autorità sanitarie e gestori idro-potabili;
  • 31 dicembre 2026 — entrano in vigore i criteri europei armonizzati sui materiali a contatto con l’acqua potabile (tubazioni, raccordi, guarnizioni, rivestimenti), per limitare il rilascio di sostanze indesiderate lungo la rete.

La vera novità: la sicurezza si misura al rubinetto

L’aspetto più innovativo del nuovo assetto normativo non riguarda però i numeri, ma il perimetro della responsabilità. Il principio europeo from source to tap — dalla fonte al rubinetto — diventa pienamente operativo. La qualità dell’acqua deve essere garantita non solo nella rete pubblica, ma anche nell’ultimo miglio, cioè nel tratto che va dal punto di consegna dell’acquedotto (il contatore) fino ai rubinetti interni degli edifici.

Qui entra in gioco il GIDI, Gestore Idrico Distribuzione Interna, cioè il responsabile dell’impianto idrico interno, che a seconda dei casi può essere il proprietario dell’immobile, l’amministratore di condominio, il responsabile di una struttura o il gestore di un’attività. Per gli edifici prioritari — ospedali, RSA, scuole, strutture ricettive — gli obblighi di valutazione e gestione del rischio sono definiti e sanzionati; per condomìni e altri edifici si tratta di raccomandazioni, ma la direzione è chiara: tubazioni, serbatoi e autoclavi non devono compromettere la qualità di un’acqua che arriva conforme dal contatore.

Abbiamo dedicato a questo tema una sezione di approfondimento: adeguamento alla normativa sull’acqua potabile, con la classificazione degli edifici, gli adempimenti previsti per ciascuna classe e le sanzioni.

Come rimuovere i PFAS dall’acqua di casa

L’obiettivo del trattamento domestico è chiaro: migliorare l’acqua del rubinetto proprio nel punto in cui viene bevuta, per farne la scelta quotidiana della famiglia. Bere dal rubinetto conviene, elimina il trasporto delle casse d’acqua e riduce drasticamente la plastica delle bottiglie — un beneficio per il bilancio domestico e per l’ambiente. Le tecnologie efficaci per rimuovere i PFAS esistono e sono ormai accessibili anche ai privati.

Osmosi inversa — È la soluzione più completa e, per un privato, anche la più semplice da adottare: un impianto compatto installato nel sottolavello della cucina, con un rubinetto dedicato. La membrana osmotica trattiene fino al 99% delle sostanze disciolte ed è efficace su tutti i PFAS, sia a catena lunga (come PFOA e PFOS) sia a catena corta, quelli che sfuggono ai filtri più semplici. Restituisce un’acqua oligominerale, pura e leggera. Chi preferisce un’acqua più mineralizzata può abbinare un mineralizzatore.

Resine a scambio ionico specifiche per PFAS — La tecnologia più selettiva, in quanto trattiene gli ioni PFAS a catena lunga e corta rilasciando al loro posto ioni innocui, senza produrre acqua di scarto. È la scelta indicata quando si vuole rimuovere specificamente i PFAS senza alterare il contenuto minerale dell’acqua.

Microfiltrazione a carboni attivi — Efficace sui PFAS a catena lunga e ottima contro cloro, odori e sapori sgradevoli, ma con capacità limitata sulle molecole a catena corta. Da sola non è la soluzione ideale contro i PFAS; funziona bene in abbinamento alle tecnologie precedenti.

Qualunque sia il sistema scelto, la manutenzione periodica e la sostituzione programmata di filtri e membrane sono la condizione perché l’efficacia si mantenga nel tempo. Per un confronto approfondito tra le tecnologie, rimandiamo al nostro articolo sulla rimozione dei PFAS dall’acqua potabile.

In conclusione

Dal 13 luglio anche in Italia il controllo dei quattro PFAS più rilevanti per la salute diventa obbligatorio, e la responsabilità sulla qualità dell’acqua arriva, per legge, fino al rubinetto. Non è un motivo di allarme, ma di consapevolezza: conoscere il proprio impianto interno e trattare l’acqua nel punto d’uso significa poter bere dal rubinetto con piena fiducia — la scelta più economica, più comoda e più sostenibile.

Sorgiva S.r.l. affianca da oltre vent’anni privati, condomìni, aziende ed enti nel trattamento delle acque: dalle analisi e verifiche degli impianti interni all’installazione di sistemi a osmosi inversa, resine specifiche per PFAS e microfiltrazioni, con manutenzione programmata.

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