a cura del Dott. Francesco Gabbai, geofisico e direttore tecnico

Delle microplastiche nell’acqua abbiamo già scritto in svariate occasioni, nel 2024 parlando di PFAS e inquinamento e ancora prima nel 2017, quando il tema era più discusso nei laboratori che nelle case. In poco più di un anno la ricerca ha fatto passi in avanti. I recenti risultati hanno spostato il problema dalla teoria al corpo umano. Vale la pena approfondire questo argomento, perché è emerso qualcosa di nuovo e di rilevante, soprattutto per chi crede di stare al sicuro bevendo acqua in bottiglia.

Un “cucchiaino” di plastica nel cervello

A inizio febbraio 2025 la rivista Nature Medicine ha pubblicato uno studio dell’Università del New Mexico che ha fatto il giro del mondo. Analizzando tessuti prelevati da autopsie, i ricercatori hanno stimato nel cervello umano una quantità di micro- e nanoplastiche pari a circa lo 0,48% del peso dell’organo. Per rendere l’idea, hanno portato come esempio l’equivalente di un cucchiaino di plastica.

Tre dati hanno colpito più di tutti:

  • nel cervello le concentrazioni erano da 7 a 30 volte superiori rispetto a fegato e reni;
  • risultavano aumentate di circa il 50% rispetto ai campioni del 2016;
  • erano più alte — da 3 a 5 volte — nei cervelli di persone con diagnosi di demenza.

La plastica più presente era il polietilene, quello di buste e flaconi.

Sull’ultimo dato gli autori sono espliciti nel raccomandare prudenza: ritengono probabile che le concentrazioni siano più alte a causa della malattia, che compromette i meccanismi di rimozione, e non il contrario. Allo stato non sostengono che le microplastiche causino la demenza.

Non solo nel cervello, ma anche nelle arterie

Non è un caso isolato. Già nel 2024 uno studio italiano dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” — condotto a Napoli e pubblicato sul New England Journal of Medicine — aveva trovato microplastiche nelle placche delle arterie carotidi dei pazienti. Chi ne presentava aveva un rischio di infarto, ictus o morte oltre quattro volte più alto nei quasi tre anni successivi. Anche qui vale la cautela: correlazione non è causa. La ricerca prosegue. Ma il quadro che si sta componendo è coerente.

La sorpresa: la bottiglia non protegge. Anzi.

Ed eccoci al punto che ribalta un luogo comune. L’istinto di molti, convinti che “per stare sicuro bevo acqua in bottiglia”, per quanto riguarda le microplastiche va nella direzione sbagliata.

Uno studio della Columbia University del 2024 ha contato, per la prima volta con una tecnica al laser, le particelle nell’acqua confezionata. Ha riscontrato in media circa 240.000 frammenti di plastica per litro, di cui il 90% nanoplastiche, un numero che supera di 10 a 100 volte i dati precedenti. Buona parte di queste micro o nanoplastiche sono rilasciate dalla bottiglia stessa, dal tappo e dal processo di imbottigliamento. Per confronto, una ricerca del 2018 si fermava a circa 325 particelle per litro, perché non riusciva a “vedere” le più piccole.

È esattamente quello che facciamo notare da tempo e che è bene ripetere contro la disinformazione: l’acqua confezionata non è automaticamente più “pura”, costa di più e genera montagne di plastica. L’acqua di rete, eventualmente filtrata, batte la bottiglia su tutti i fronti: microplastiche, costo, rifiuti.

Si possono ridurre le microplastiche in casa? Sì

È una delle poche leve concrete che abbiamo. I filtri agiscono per via fisica — trattengono le particelle in base alla dimensione — e questo li rende efficaci proprio sui frammenti di plastica:

  • Microfiltrazione e ultrafiltrazione sono filtri porosi. Trattengono le microplastiche, dalle più grossolane fino a quelle più fini, mantenendo inalterati i sali minerali dell’acqua. Le nanoplastiche più piccole, però, possono attraversarli.
  • Osmosi inversa, a differenza dei filtri porosi, usa una membrana densa, così selettiva da trattenere persino i sali disciolti. Proprio per questo si spinge fino alle nanoplastiche, oltre a metalli pesanti e altri inquinanti.

Nessun sistema, tuttavia, garantisce il 100% della filtrazione e l’efficacia reale dipende dall’integrità della membrana e dalla manutenzione.

A questo proposito va ricordato che la manutenzione periodica non è un dettaglio, ma la condizione perché il sistema continui a funzionare.

E una regola di legge esiste già?

Non ancora, ma il quadro si sta muovendo in fretta. A oggi non c’è un valore limite obbligatorio per le microplastiche nell’acqua potabile, né in Italia né nell’Unione europea: le microplastiche non compaiono in nessuna delle parti dell’Allegato I al D.Lgs. 18/2023, come sostituito dal correttivo del 2025. L’OMS e l’Unione europea le considerano un contaminante emergente da studiare e monitorare e in Italia il meccanismo esiste già: l’articolo 12, comma 10 prevede un «elenco di controllo» di sostanze che destano preoccupazione, in cui le microplastiche sono citate espressamente, e il comma 8 richiama la metodologia europea per misurarle, adottata con la decisione delegata (Ue) 2024/1441 dell’11 marzo 2024. Prima di fissare un limite serve un metodo di misura condiviso, e quel passaggio in Europa è già stato fatto. Si muovono anche gli Stati Uniti: nell’aprile 2026, per la prima volta, l’agenzia per l’ambiente (EPA) ha inserito le microplastiche nella bozza del sesto elenco dei contaminanti candidati a una futura regolamentazione dell’acqua potabile, accompagnando la mossa con un ampio programma di ricerca sui loro effetti. L’elenco è in consultazione pubblica e l’inserimento non comporta di per sé alcun obbligo: è una lista di sorveglianza, non una decisione di regolamentare. 

In sintesi: cosa puoi fare

Le microplastiche sono passate da curiosità scientifica a tema di salute pubblica con cui faremo i conti per anni. Il punto non è spaventarsi — gli effetti reali sono ancora in parte da chiarire — ma ridurre l’esposizione dove è facile farlo. Sull’acqua le mosse sensate sono due:

  1. Preferire il rubinetto alla bottiglia. È il contrario della percezione comune ed è la scelta migliore su plastica, costi e rifiuti.
  2. Per avere una barriera in più, scegliere un sistema di filtrazione adeguato e mantenerlo nel tempo. Quale sistema dipende dalla tua acqua e dai tuoi gusti.

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