Negli impianti domestici di trattamento dell’acqua è possibile riscontrare la presenza di batteri?
È una domanda comprensibile, che richiede però una corretta interpretazione tecnica.
Un’indagine pubblicata da Altroconsumo nel marzo 2026 ha analizzato l’acqua di 12 abitazioni dotate di impianto domestico, prelevando in ogni casa due campioni: acqua di rubinetto non trattata e acqua a valle dell’impianto. In 2 casi su 12 è stata rilevata la presenza di Pseudomonas aeruginosa nell’acqua trattata e non in quella in ingresso. È un batterio ambientale, patogeno opportunista, che può rappresentare un rischio per soggetti fragili: anziani, neonati, persone immunodepresse.
II dato va preso per quello che è: in quei due impianti il peggioramento microbiologico è avvenuto a valle del trattamento. È utile spiegare perché può succedere, che cosa dice la norma e che cosa lo previene.
Che cosa dice — e che cosa non dice — la norma
Pseudomonas aeruginosa non figura fra i parametri dell’Allegato I del D.Lgs. 18/2023 come sostituito dal D.Lgs. 102/2025: non compare fra i parametri microbiologici della parte A, né fra i chimici della parte B, né fra gli indicatori della parte C, né fra i parametri dei sistemi di distribuzione interni della parte D. Un laboratorio che lo rilevi non può quindi esprimere un giudizio di non conformità su quel parametro, perché non esiste un valore di riferimento a cui rapportarlo.
Questo non rende il dato irrilevante. Al contrario: la sua comparsa a valle di un trattamento indica che l’impianto ha perso il controllo microbiologico, e la norma su questo è esplicita.
Il D.Lgs. 102/2025 ha introdotto nel decreto la definizione di «apparecchiatura di trattamento dell’acqua», riferita ai dispositivi usati sia in ambito domestico sia nei pubblici esercizi (art. 2, comma 1, lett. ii-ter). E ha stabilito che i valori di parametro vanno rispettati in due punti: nel punto di consegna dell’acqua all’apparecchiatura e nel punto di utenza (art. 5, comma 1, lett. e). In altre parole, l’acqua deve essere conforme prima e dopo il trattamento. Il decreto aggiunge che la sua applicazione non può avere l’effetto di consentire un deterioramento del livello esistente di qualità dell’acqua (art. 4, comma 3).Il dato va preso per quello che è: in quei due impianti il peggioramento microbiologico è avvenuto a valle del trattamento. È utile spiegare perché può succedere e che cosa lo previene.
Un sistema di trattamento non è un elemento inerte
Un impianto domestico lavora in ambiente umido, utilizza materiali filtranti progettati per trattenere sostanze e presenta componenti con una durata tecnica definita.
Non si tratta di un dispositivo statico.
È un sistema che mantiene le proprie prestazioni se si rispettano le indicazioni previste dal costruttore e le norme igienico – sanitarie di riferimento, in particolare il D.M. 7 febbraio 2012 n. 25, tuttora in vigore e richiamato tra i riferimenti del D.Lgs. 102/2025.
Il D.M. 25/2012 stabilisce che sia il produttore a definire condizioni d’uso, modalità di manutenzione e periodo di utilizzo dell’apparecchiatura, e che le apparecchiature siano dotate di punti di prelievo per le analisi prima e dopo il trattamento. La responsabilità di eseguire la manutenzione secondo il manuale ricade sull’utilizzatore.
Come per qualsiasi apparecchiatura che opera a contatto con acqua, le condizioni interne dipendono dalla regolarità della manutenzione e dall’uso corretto nel tempo.
Il ruolo della gestione e della manutenzione
Pseudomonas aeruginosa è un microrganismo diffuso in natura. Può svilupparsi in ambienti dove l’acqua ristagna o dove sono disattese le corrette condizioni igieniche.
Non si tratta di un organismo “generato” dall’impianto, ma di un batterio ambientale che può comparire quando le condizioni di gestione e manutenzione non sono ottimali.
Può presentarsi quando, ad esempio:
- i filtri vengono sostituiti oltre la durata tecnica prevista
- l’impianto resta inattivo per periodi prolungati
- sono disattese le periodiche operazioni di sanificazione
Si tratta di dinamiche legate alla gestione dell’impianto, non di un difetto intrinseco alla tecnologia.
La normalità operativa
È importante sottolineare che la grande maggioranza dei sistemi domestici funziona regolarmente.
Le verifiche microbiologiche, quando effettuate, vanno sempre interpretate alla luce delle condizioni di manutenzione, della frequenza d’uso e dello stato dei materiali filtranti.
Un impianto seguito con continuità e rispettandone le scadenze tecniche definite mantiene stabilità nel tempo.
Per questo motivo è importante affidarsi a un servizio di assistenza tecnica e manutenzione depuratori d’acqua.
Chi desidera approfondire il tema può leggere anche il nostro articolo dedicato a quanto siano importanti le manutenzioni nei sistemi di depurazione e trattamento acque.
Il nostro metodo di lavoro
In Sorgiva la manutenzione non è un servizio accessorio, ma parte integrante del sistema di trattamento dell’acqua.
Seguiamo sia i clienti che hanno acquistato da noi, sia chi nel tempo si è trovato senza un referente tecnico stabile dopo aver installato impianti con altri fornitori.
Per ogni apparecchio registriamo modello, data di installazione e scadenze tecniche in un database interno dedicato. Questo ci consente di monitorare nel tempo lo stato degli impianti.
Quando si avvicina la scadenza per la sostituzione dei filtri o per un controllo programmato, un nostro operatore contatta direttamente il cliente per organizzare l’intervento.
Sorgiva S.r.l.
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