Il tetracloetilene, noto anche come percloetilene (PCE), è un solvente organico clorurato, la cui molecola è composta da due atomi di carbonio e quattro di cloro (C2Cl4). Si tratta di un liquido con odore di etere, incolore, volatile e praticamente ininfiammabile, resistente all’azione della luce solare diffusa, all’aria e all’umidità. L’alto peso specifico e la bassa viscosità che lo caratterizzano gli consentono di penetrare facilmente nel sottosuolo e, quindi, di propagarsi per dispersione idrodinamica nelle falde porose. I processi di trasformazione chimica di questa sostanza nell’acqua si svolgono molto lentamente, pertanto una volta raggiunta la falda freatica, il tetracloroetilene si deposita sul fondo e, poiché ha una scarsa idrosolubilità, anche una piccola quantità può costituire una sorta di riserva inquinante. Ha, inoltre, la proprietà di sciogliere altre sostanze senza subire trasformazioni e di mescolarsi con la maggior parte dei solventi organici, nonché grassi, oli, resine ecc..

Il tetracoloroetilene viene, pertanto, utilizzato come solvente nelle lavanderie a secco, ma anche nell’industria chimica e farmaceutica, nonché per lo sgrassaggio dei metalli e per uso domestico. Il suo largo impiego in molti processi produttivi ha, come conseguenza, un nocivo impatto ambientale, soprattutto a causa degli scarichi industriali.  Tracce di PCE possono essere riscontrate nell’acqua, negli organismi acquatici, nell’aria e nei tessuti umani. Tra gli alimenti si trova principalmente nei frutti di mare, nel burro e negli alimenti ricchi di grasso. La maggior parte del tetracloroetilene utilizzato (75/85%)  si volatilizza rapidamente nell’aria a partire dalle acque di superficie. L’esposizione all’inalazione dei vapori si verifica soprattutto in ambito professionale.

Il tetracloroetilene, come anche il tricloroetilene, quest’ultimo noto anche come trielina, vengono rapidamente e completamente assorbiti attraverso il tratto gastrointestinale, sedimentandosi soprattutto nel fegato, rene, sistema nervoso centrale e nei tessuti adiposi. Le alte concentrazioni di tetracoloroetilene causano depressione del sistema nervoso centrale, mentre concentrazioni più basse danneggiano il fegato e i reni.

L’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha classificato il tetracloroetilene nel gruppo 2A (probabile cancerogeno per l’uomo) e l’Organizzazione Mondiale della  Sanità (OMS) ne ha stabilito un valore guida di 40µ/l . La Direttiva 1999/45/CE  definisce il PCE tossico per l’ambiente e “sostanza preoccupante per l’uomo in virtù degli effetti cancerogeni possibili”. La legge italiana considera “pericolosi” i rifiuti contenenti tetracloroetilene e ne vieta lo smaltimento nelle fognature.

In tutto il territorio nazionale si sono verificati, soprattutto negli ultimi anni, numerosi casi di inquinamento di acque sotterranee da tetracloroetilene. Recentemente è stata denunciata la presenza di TNC, al limite del valore consentito, nelle acque di alcuni pozzi di Benevento. Inoltre, alcuni mesi fa, sono state ritirate dal commercio, su ordine del Ministero della Salute, alcuni lotti di bottiglie di Acqua Fonte Italia (imbottigliate presso la contrada La Francesca, ad Atella, in provincia di Potenza) a causa della presenza di tricloroetilene in concentrazioni superiori a quanto consentito. I lotti interessati sono L110918, L120918, e L150918 con termine minimo di conservazione 09/2019. 

A questo proposito, va osservato che, sebbene sia ricca di sorgenti e di falde acquifere, l’Italia è tra i  paesi nel mondo dove si registra un altissimo consumo pro capite di acque minerali, dimenticando che, spesso, queste ultime vengono estratte da sorgenti site in territori inquinati e che le piogge acide cadono ovunque. 

Le tecniche utilizzate per rimuovere il tetracloroetilene, ma anche il tricloroetilene, dalle acque destinate al consumo umano sono:

  •  air stripping, una tecnica che consiste nel mettere a contatto le acque reflue con l’aria, in modo tale che i composti volatili presenti nell’acqua di scarico vengano trasferiti nell’aria.  Questa tecnica è associata all’absorbimento*  tramite carbone attivo granulare, materiale solido atto a trattenere il PCE.  Il carbone attivo granulare ha un’estesa superficie interna (500-2500 m2/g) e, quindi, una notevole capacità di absorbimento, permettendo di ottenere una concentrazione di 1µ/L  per il tetracloroetilene e di 2 µg/L per il tricloroetilene;
  • pump and treat, che consiste nel pompaggio e trattamento in superficie dell’acqua sotterranea. Anche in questo caso il processo di absorbimento per la rimozione del PCE avviene mediante filtri di carbone attivo granulare.

*L’absorbimento è la proprietà che hanno alcuni corpi solidi porosi di fissare sulla loro superficie molecole di un gas o di un liquido, con cui entra a contatto, e può essere di tipo fisico (attrazione molecolare) o chimico (forze di valenza).

FONTI

ww.salute.gov.it;
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32017L0164
http://cancer-environnement.fr/40-Accueil.ce.aspx (AMB_DD_GO9157_08_08 2016_Allegato_1)

Tetracloroetilene MIS Fabriano 2015