Continua l’allarme Legionella nella bassa bresciana e nell’alto mantovano

L’epidemia di polmonite batterica, che finora ha mietuto numerose vittime in Lombardia, continua a spaventare la bassa bresciana e l’alto mantovano dove si registra un aumento dei casi di legionellosi. Purtroppo, l’allarme sembra stia oltrepassando i confini provinciali. La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta contro ignoti per epidemia colposa e i NAS stanno effettuando indagini nella rete idrica dei principali comuni dove si sono verificati i casi di polmonite.

Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori (Codacons) ha ricordato che “l’art. 32 della Costituzione italiana garantisce il diritto alla salute dell’individuo, quale diritto fondamentale e interesse primario della collettività. Le Pubbliche Amministrazioni sono tenute a vegliare sul rispetto delle regole … Le imprese private che offrono servizio alla collettività, su incarico pubblico, devono operare professionalmente in maniera ligia alle regole prestabilite, con particolare attenzione alle norme e ai criteri di sicurezza. L’eventuale assenza di controlli tempestivi sui campioni d’acqua della rete idrica e l’eventuale mancanza di diligenza delle imprese che gestiscono l’afflusso dell’acqua potabile presso le case possono avere gravissimi effetti collaterali, quali il contagio collettivo a cui stiamo assistendo”.

Inoltre,  sulla scia dell’epidemia di polmonite batterica,  il 24 settembre 2018  si è tenuto a Canneto sull’Oglio, un comune della provincia di Mantova, un incontro su inquinamento, legionella e polmoniti, dove hanno partecipato esponenti delle istituzioni, tra cui l’on. Alberto Zolezzi, medico pneumologico e membro della Commissione Ambiente alla Camera. Dopo aver descritto la polmonite e le relative cause, l’on Zolezzi ha spiegato che cos’è l legionella, come si trasmette e come si diffonde, sottolineando che “buona parte dei comuni di residenza dei malati sono bagnati dal fiume Chiese.” Ha poi spiegato, quindi, che “la legionella prolifera in acque ricche di sedimenti e nutrienti, manganese e altri metalli pesanti, in condizioni di elevata temperatura, di altri agenti patogeni. Quello che avviene lungo il Chiese non può essere ignorato” ha precisato il Dott. Zolezzi,  “si pensi alle 24 discariche di Montichiari, a cui si sommano decine di migliaia di tonnellate di fanghi di depurazione, gessi di defecazione e digestati sparsi sui suoli di tutti quei comuni. Non si può escludere che qualche importante spandimento abbia favorito la proliferazione della legionella e, unitamente a irrigazioni o captazione idropotabile, sia fra le concause dell’epidemia. L’andamento del fiume Chiese fa pensare a questo …. nessun vento porta lungo il Chiese, ma la legionella va lungo il Chiese. … Anche la falda può essere fertile per la legionella, sia che cresca già lì, sia che l’acqua venga pescata da una torre di raffreddamento. Quel che è accaduto è grave, molto grave. Spero si facciano presto campionamenti di falda e si valuti anche se qualche salto, briglia o infrastruttura idroelettrica possa favorire l’aerodispersione della legionella, se altre torri non sono contaminate dopo fermi, l’epidemia può dipendere anche dalla qualità dell’acqua che vi entra e dal potere “nutritivo” per la legionella… Nell’interpellanza che ho presentato e alla quale avrò risposta venerdì” conclude l’on.  Zolezzi “ ho chiesto, tra le altre cose, ai ministeri preposti se intendano studiare la correlazione fra spandimenti azotati e West Nive virus e di conseguenza porre limiti precauzionali agli spandimenti nelle aree colpite dal virus come avviene per i supermercati di PM10 (in base a uno studio si verifica un incremento di circa 10 volte delle larve di zanzara dopo spandimenti azotati, fanghi, digestati ecc).”