Premessa

Meglio bere l’acqua in bottiglia o quella di rubinetto? Quale delle due acque è la migliore per la nostra salute e per la salvaguardia dell’ambiente?  Un dilemma che quasi tutti ci siamo posti, specie negli ultimi anni, bombardati da pubblicità, studi, fake news e, forse, un eccesso di informazioni a volte contraddittorie. Il risultato è per lo più una grande confusione.

Aspetti ambientali e legislativi

Per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente la risposta non lascia dubbi: il commercio delle acque in bottiglia presuppone lo smaltimento di tonnellate di bottiglie sia di plastica che di vetro, l’inquinante trasporto su ruote, lo sfruttamento intensivo delle sorgenti idrotermali. L’acqua di rubinetto è a km. 0.

La conclusione è meno immediata se il discorso si sposta sulle numerose contaminazioni dell’acqua: fluoruri, nitrati, nitriti, pesticidi, metalli, microplastiche ecc.

Sebbene le acque minerali naturali e quelle di acquedotto siano entrambe destinate al consumo umano, sul piano giuridico, rispondono a leggi diverse. Il motivo va ricercato nella loro differente origine: le acque minerali naturali, regolamentate dal decreto DM 10/2/2015, provengono dalle profondità della terra e, quindi, si presuppone siano incontaminate. Pertanto, è vietato qualsiasi trattamento di disinfezione. Invece, le altre acque potabili, regolamentate dal D.lgs nr. 31 del 2/2/2001, possono essere trattate a prescindere dalla loro origine e dal tipo di fornitura.

Cos’è un’acqua minerale

Tutte le acque sono minerali, solo quella distillata è pura. Esse contengono tre elementi base: bicarbonati, solfati e cloruri. Tuttavia, a seconda della conformazione geologica del territorio, l’acqua assorbe anche altri minerali dal suolo e dal sottosuolo: fluoro, bromo, silicio, calcio, ferro, arsenico ecc.

Quelle che definiamo comunemente acque minerali sono, in realtà, “acque minerali naturali” che sgorgano da strutture idrogeologiche di vario tipo: carsico, vulcanico ecc.. Esse hanno, per lo più, un’origine meteorica: l’acqua della pioggia s’infiltra nel suolo fino a raggiungere profondità elevate dove permangono anni, per poi riemergere in sorgenti termali. Nel corso di questo viaggio sotterraneo, si carica dei minerali del terreno che attraversa e, poiché proviene dalle profondità della terra, resta incontaminata. Il rischio esiste in superficie, dove la sorgente assorbe anche gli altri elementi del suolo. Per giunta, il prodotto finale subisce numerosi trattamenti: imbottigliamento, trasporto, sbalzi di temperatura, esposizione ai raggi solari delle bottiglie di plastica.

A questo proposito, il settimanale tedesco Der Spiegel commenta i risultati di alcuni test eseguiti su 32 marche di acque minerali e su alcuni campioni di altre acque potabili. Nell’articolo dal titolo “L’acqua minerale in bottiglia è spesso contaminata da ormoni ambientali”, si afferma che in alcune acque minerali naturali si riscontrerebbero tracce di prodotti agricoli e industriali. Inoltre, le acque di rubinetto, in diversi casi, risulterebbero più ricche di minerali.

La rivista Il Salvagente del mese di luglio ha titolato “Pesticidi anche nell’acqua minerale, non si salvano neppure le sorgenti profonde”, riferendosi ad alcuni test condotti in Svizzera su 20 marche di acque minerali.

Certamente le contaminazioni da inquinanti di vario genere non risparmiano le acque potabili di acquedotto o di pozzi artesiani. Tuttavia, queste ultime, contrariamente alle acque minerali naturali, possono essere essere trattate.

L’acqua di rubinetto

Le acque di acquedotto provengono da fiumi, laghi, falde acquifere o da sorgenti e, prima di essere destinate al consumo umano, sono trattate dalle società di distribuzione e sottoposte a rigidi controlli per garantirne la potabilità.

In molti casi, sono più mineralizzate delle acque in bottiglia:

“Il contenuto di minerali nelle diverse acque di rubinetto è estremamente variabile in funzione dell’origine della risorsa idrica e dei trattamenti che l’acqua subisce nel corso della potabilizzazione e distribuzione. In generale, le acque italiane, per lo più l’85% di origine sotterranea, anche quando sottoposte a trattamenti di potabilizzazione, contribuiscono ad apportare quantità apprezzabili di alcuni minerali come risultato di fenomeni naturali di cessione di rocce e terreni a contatto con l’acquifero: ad esempio, calcio, magnesio, fluoro, ferro, manganese, zinco, iodio selenio, zolfo, fosforo e potassio.”
Da “Conoscere l’acqua del proprio rubinetto” – Ministero della salute www.salute.gov.it

Allora, quale acqua bere?

Le acque minerali naturali, in origine, erano utilizzate a scopi terapeutici nelle stazioni termali. L’esplosione del business industriale ne ha fatto un prodotto di consumo di massa, con tutte le conseguenze nefaste per l’ecosistema. Inoltre, ha indotto i consumatori a comprare acqua in bottiglia anche laddove quella di acquedotto era di qualità superiore.

Non serve comprare l’acqua nel supermercato, basta aprire il rubinetto, e bere in sicurezza e in economia.

Certo, i ripetuti scandali sull’inquinamento da pesticidi, medicinali, Pfas ecc. ci danno a volte un senso di incertezza. il sapore dell’acqua non sempre è di nostro gradimento, soprattutto quando compare quel retrogusto di cloro.

Ebbene, oggi abbiamo a nostra disposizione numerosi strumenti che ci permettono di adattare l’acqua di rubinetto alle nostre esigenze, fornendoci la consapevolezza di ciò che beviamo.

Se la nostra acqua risulta troppo ricca di calcio, basta installare un addolcitore. Per eliminare il retrogusto di cloro e rimuovere sedimenti, residui organici e oleosi, senza modificare le proprietà minerali dell’acqua, possiamo ricorrere alla microfiltrazione con carboni attivi. Nel caso decidessimo di bere un’acqua lievissima, con un bassissimo contenuto di minerali, allora l’osmosi è la scelta giusta. Infine, per bere acqua microfiltrata frizzante, fredda o a temperatura ambiente un frigogasatore, che arreda la cucina, fa al caso nostro.

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